AMH basso: significa infertilità o solo ridotta riserva ovarica?
Dott. Marco Valli
Ginecologo Autore AutorevoleOperante presso: Istituto di Endocrinologia della Riproduzione, Bologna
Nessun esame del sangue mette tanta ansia alle pazienti quanto il dosaggio dell’Ormone Anti-Mülleriano (AMH). Spesso, quando il referto mostra un valore inferiore a 1 ng/ml o rasente lo zero, la reazione immediata è il panico: ci si sente biologicamente sterili e si pensa che la gravidanza sia un obiettivo impossibile da raggiungere. Ma le cose stanno davvero così?
La risposta della medicina è un no categorico. L’AMH misura esclusivamente la quantità della tua riserva ovarica, indicandoci quanti piccoli follicoli antrali sono pronti a rispondere a una stimolazione riproduttiva. Non riflette affatto la qualità degli ovociti rimanenti, che è invece determinata in massima parte dall’età anagrafica della donna.
Questo significa che una donna di 32 anni con un AMH molto basso (es. 0.4 ng/ml) ha elevate probabilità di concepire naturalmente o tramite cicli omologhi mirati poiché, sebbene i suoi ovuli siano pochi, sono anatomicamente giovani e qualitativamente sani. Al contrario, una donna di 43 anni con un AMH alto può avere maggiori difficoltà a causa del naturale invecchiamento genetico degli ovociti.
Per valutare correttamente la fertilità, l’AMH deve sempre essere associato al dosaggio di FSH al 2°-3° giorno del ciclo e, soprattutto, alla conta dei follicoli antrali (AFC) eseguita tramite un’ecografia transvaginale specialistica. Interpretare questi tre fattori insieme evita diagnosi affrettate e terapie inutilmente drammatiche, aiutando a calibrare il corretto cammino con realismo e fiducia.
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