La comunicazione di coppia nella PMA: Evitare che il percorso riproduttivo diventi l’unico argomento di conversazione
Dott. Andrea Sarti
Psicologo Autore AutorevoleOperante presso: Centro di Psicologia Relazionale, Firenze
Intraprendere un percorso di PMA rappresenta una prova emotiva ed esistenziale intensa, che mette a dura prova anche le coppie più solide e affiatate. Siringhe, conti economici, ecografie di controllo e l’ossessione per il calendario ovulatorio tendono gradualmente a colonizzare l’intera sfera relazionale, trasformando una libera unione d’amore in una routine di adempimenti clinici.
Un errore psicologico assai comune è permettere alla PMA di fagocitare ogni spazio di comunicazione di coppia. In questo scenario, i partner smettono di parlarsi come marito e moglie, o compagni di vita, e si relazionano esclusivamente nel ruolo di "paziente ginecologica" e "fornitore di liquido seminale". Questa medicalizzazione forzata spegne irreparabilmente l’intimità affettiva, emotiva e sessuale spontanea.
Per proteggere la relazione, la psicologia clinica consiglia di adottare la tecnica dei "tempi delimitati". Questa strategia consiste nello stabilire di comune accordo una finestra temporale circoscritta della giornata (ad esempio, 20-30 minuti subito dopo cena) in cui è consentito parlare liberamente di farmaci, esiti, paure e burocrazia del centro PMA. Al di fuori di questa finestra, l’argomento fecondazione assistita diviene taboo.
Sfruttate il resto del tempo per coltivare l’unione originaria: organizzate cene romantiche, pianificate gite all’aria aperta, riprendete vecchi hobby condivisi e sforzatevi di parlare di progetti futuri slegati dalla ricerca della genitorialità. Ricorrete alla sessualità non protetta per il puro piacere del contatto emotivo, senza l’ansia del concepimento mirato. Preservare l’unione di coppia è il più bel regalo che farete al vostro futuro bambino.
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