Sopravvivere ai 14 giorni post-transfer: la guida psicologica
Dott.ssa Chiara Moretti
Psicologo Autore AutorevoleOperante presso: Mente e Fertilità, Roma
Il cosiddetto "2-week wait" (le due settimane di attesa) è descritto all’unanimità dai pazienti come il momento psicologicamente più complesso dell’intero percorso di procreazione medicalmente assistita. Sotto il profilo medico le azioni sono terminate e non rimane che attendere; questo senso di impotenza e mancanza di controllo accende i riflettori sull’ipervigilanza corporea.
Il primo meccanismo di difesa da disinnescare è la ricerca ossessiva di sintomi. Crampi uterine, tensione al seno, stanchezza o piccole perdite ematiche possono essere interpretati sia come segnali di impianto embrionale, sia come effetti collaterali del massiccio supporto di progesterone assunto per via vaginale o iniezione. Analizzare ogni micro-variazione genera solo una spirale di ansia logorante.
La strategia consigliata consiste nel creare una struttura quotidiana intenzionale. Non è utile auto-imporsi un riposo assoluto a letto se questo non è raccomandato dal medico: il movimento leggero (passeggiate, piccoli compiti) stimola positivamente la circolazione pelvica e distoglie la mente dai pensieri intrusivi. Stabilire con il partner dei momenti dedicati per parlare dei propri sentimenti, ponendo un tempo massimo (es. 20 minuti al giorno), evita che il tema della PMA monopolizzi interamente la routine familiare.
Sii gentile con te stessa. Sentirsi spaventate, arrabbiate o improvvisamente pessimiste fa parte della normale fluttuazione psicologica di questo percorso. Prendersi cura di sé con attività piacevoli e coccole terapeutiche è fondamentale per attraversare questo limbo emotivo protetti dall’abbraccio empatico di chi ci vuole bene.
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