IMSI vs ICSI: quando l’ingrandimento ottico fa la reale differenza
Dott. Stefano Bernasconi
Embriologo Autore AutorevoleOperante presso: Centro PMA Artemide, Milano
Nello scenario della fecondazione assistita di secondo livello, la tecnica ICSI (Iniezione Citoplasmatica dello Spermatozoo) rappresenta ormai lo standard globale per trattare casi di moderato o grave fattore maschile. Tuttavia, in presenza di oligoastenozoospermia severa o fallimenti ripetuti di fertilizzazione, l’embriologia moderna offre un’evoluzione tecnologica di altissima precisione: la tecnica IMSI (Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi Selezionati Morfologicamente).
La differenza fondamentale risiede nella potenza di risoluzione ottica utilizzata dal biologo. Nella ICSI classica, lo spermatozoo viene rintracciato e manipolato sotto un microscopio che ingrandisce l’immagine di circa 400 volte. Questo livello consente di identificare anomalie grossolane della testa e della coda del gamete, ma nasconde imperfezioni strutturali microscopiche.
La IMSI impiega sofisticati sistemi ottici digitali in grado di raggiungere oltre 6000 ingrandimenti. A questo livello estremo, l’embriologo può ispezionare accuratamente la testa dello spermatozoo analizzando la presenza di minuscoli vacuoli citoplasmatici alterati. Diversi studi correlano la presenza di vacuoli estesi a potenziali frammentazioni del DNA spermatico cellulare e difetti cromosomici sottostanti.
Scegliere la IMSI riduce la probabilità di fecondare l’uovo con uno spermatozoo strutturalmente instabile, ottimizzando lo sviluppo della blastocisti e garantendo un incremento significativo dei tassi di nascita vivi per coppie con storie riproduttive complesse.
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