Il ruolo del partner maschile: la Frammentazione del DNA spermatico
Dott. Marco Valli
Ginecologo Autore AutorevoleOperante presso: Istituto di Endocrinologia della Riproduzione, Bologna
Nel percorso della PMA, è frequente che l’attenzione ricada unicamente sul monitoraggio follicolare, sulla qualità ovocitaria e sulla recettività uterina della donna. Tuttavia, l’infertilità maschile è coinvolta in circa il 50% dei casi di squilibrio riproduttivo di coppia. Un errore classico è ritenere che uno spermiogramma che riporta concentrazione e motilità sufficienti escluda problematiche riproduttive maschili.
La ricerca molecolare moderna ci ha insegnato che spermatozoi perfettamente sani all’analisi visiva ordinaria possono nascondere rotture e lesioni strutturali nel proprio codice di DNA, una condizione nota come alta Frammentazione del DNA Spermatico (SDF).
Le cause principali dell’innalzamento di questa frammentazione risiedono nello stress ossidativo testicolare, spesso causato da varicocele clinico non trattato, infezioni uro-seminali latenti, abitudine persistente al fumo, sovrappeso o eccessivo innalzamento delle temperature dei testicoli. L’ovocita fecondato possiede ottimi meccanismi interni per riparare piccole rotture di DNA dello spermatozoo, ma se la frammentazione supera la soglia critica del 30%, l’embrione formatosi subirà rallentamenti di divisione cellulare fino all’arresto blastocitario.
Per rilevarla si utilizzano appositi esami (come le test HALOSPERM o il test TUNEL). In caso di frammentazione elevata, il medico andrologo consiglierà una terapia mirata di antiossidanti formulati a dosaggi terapeutici e, in sede biologica di laboratorio di secondo livello, l’uso di sistemi di selezione degli spermatozoi ad alta precisione come i chip microfluidici (es. chip Zymōt) per selezionare cellule con il DNA strutturalmente intatto.
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