Sostenere i fratelli minori della PMA: Come gestire la genitorialità secondaria
Dott.ssa Martina Marini
Psicologo Autore AutorevoleOperante presso: Studio Veneto di Terapia Familiare, Verona
Ottenere una gravidanza tramite PMA comporta per molti anni una sintonizzazione totale delle energie fisiche e psicologiche della famiglia sull’obiettivo riproduttivo primario. Quando, a distanza di tempo, la coppia decide di tentare un secondo percorso clinico per donare un fratello o una sorella al primogenito, le dinamiche relazionali interne mutano sensibilmente ed esigono grande cura protettiva.
Sotto la superficie, il primogenito sperimenta l’esposizione involontaria ai cambiamenti d’umore dei genitori causati dalle terapie, a frequenti assenze per visite ospedaliere o al sordo clima d’ansia che precede le Beta. Anche in assenza di parole esplicite, i bambini avvertono le fluttuazioni emotive familiari e possono tradurle in sensi di colpa latenti o nel timore di essere "sostituiti" nell’amore genitoriale.
Per gestire in armonia questa fase, la psicologia familiare raccomanda una totale trasparenza relazionale calibrata sull’età del piccolo. Evitate di mentire o nascondere le terapie; spiegate semplicemente che "la mamma si sta prendendo cura del pancino con l’aiuto di bravi dottori per provare ad accogliere un altro pesciolino d’amore, ma tu sarai sempre il re incontrastato del nostro cuore".
Ritagliatevi dei momenti esclusivi uno-a-uno con il primogenito, slegati dalle scadenze della stimolazione ovarica, in cui il bambino possa sentirsi pienamente visto e ascoltato nei suoi bisogni quotidiani ordinari. Coinvolgerlo attivamente nella preparazione della cameretta o nella scelta del nome, valorizzando il suo prezioso ruolo futuro di "fratello maggiore guida", trasformerà l’attesa da fattore di stress a un esaltante percorso di accoglienza condivisa e resilienza familiare.
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