Mini-IVF e stimolazione Mild: Quando produrre meno ovociti ma di qualità superiore
Dott. Marco Valli
Ginecologo Autore AutorevoleOperante presso: Istituto di Endocrinologia della Riproduzione, Bologna
Per molti anni la medicina della riproduzione ha seguito il paradigma quantitativo: quanti più ovociti si recuperavano con un pick-up, maggiori erano le probabilità di successo finali. Tuttavia, per pazienti con una riserva ovarica significativamente ridotta (bassi livelli di AMH) o in età materna avanzata, forzare le ovaie con dosaggi massicci di gonadotropine è spesso inutile e controproducente.
La stimolazione "Mild" (o Mini-IVF) utilizza dosaggi farmacologici molto bassi, spesso associati all'uso di clomifene citrato o letrozolo per stimolare in modo più naturale e delicato la crescita follicolare. L'obiettivo non è ottenere una decina di ovociti, bensì recuperarne da 2 a 5 di qualità biologica e cromosomica potenzialmente superiore.
Questo approccio riduce drasticamente gli effetti collaterali fisici della stimolazione, azzera il rischio di iperstimolazione (OHSS), comporta costi farmacologici inferiori e riduce lo stress psicologico accumulato dalla paziente. Nei casi di riserva ovarica compromessa, la qualità batte la quantità, offrendo risultati riproduttivi clinici del tutto paragonabili a dosaggi standard.
Hai una domanda per l’autore?
Invia il tuo quesito in forma anonima. Gli esperti rispondono periodicamente.