PMA e scelta solitaria: il percorso psicologico dell’accesso monoparentale
Dott.ssa Chiara Moretti
Psicologo Autore AutorevoleOperante presso: Studio di Sostegno alla Riproduzione, Roma
Negli ultimi anni, la scelta di intraprendere un percorso riproduttivo assistito come donna single (maternità monoparentale tramite donazione di seme all’estero o nei paesi consentiti) ha registrato una crescita importante. Questa decisione rappresenta una scelta meditata e coraggiosa, nutrita da un profondo desiderio di autodeterminazione e amore genitoriale.
Tuttavia, il cammino psicologico per giungere a questa determinazione è solcato da dubbi e picchi di incertezza: "Sarò in grado di farcela da sola?", "Come compenserò la mancanza di un partner?", "Quale ricaduta sociale ci sarà sul bambino?". L’assenza di una figura di coppia richiede un processo di lutto simbolico dell’ideale di famiglia tradizionale.
Durante le tappe cliniche (monitoraggi, siringhe e transfer), la mancanza fisica di un partner può accentuare il senso di solitudine e stanchezza fisica. Diventa quindi di vitale utilità costruire una rete solida (Tribù) formata da amici accoglienti, parenti informati o community di madri single per scelta che possano sostenere logisticamente ed emotivamente la futura madre.
La genitorialità solitaria per scelta dà origine a legami di attaccamento incredibilmente uniti e solidi. Accogliere con onestà ed orgoglio la propria scelta è il primo pilastro per garantire a se stesse ed al proprio bambino una vita ricca di slancio, armonia e determinazione.
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