Sindrome da Iperstimolazione Ovarica (OHSS): Come la medicina moderna l’ha quasi azzerata
Dott. Marco Valli
Ginecologo Autore AutorevoleOperante presso: Istituto di Endocrinologia della Riproduzione, Bologna
In passato, la Sindrome da Iperstimolazione Ovarica (OHSS) rappresentava il rischio clinico più severo legato ai trattamenti di fecondazione assistita. Si tratta di una risposta sistemica esagerata delle ovaie ai farmaci stimolanti (gonadotropine), caratterizzata da una crescita follicolare multipla massiccia e dall’accumulo di liquidi nella cavità addominale (ascite), accompagnati da alterazioni ematochimiche e squilibri elettrolitici.
Oggi, fortunatamente, la medicina riproduttiva ha compiuto passi da gigante. L’introduzione di strategie preventive mirate ha ridotto l’incidenza dell’OHSS grave a livelli inferiori all’1%. I clinici e gli embriologi moderni dispongono di un’armeria terapeutica formidabile per tutelare appieno la salute della donna.
Il primo pilastro della prevenzione è l’adozione sistematica dei protocolli con antagonisti del GnRH, accoppiati a dosaggi di gonadotropine estremamente calibrati sull’età, sul peso corporeo e sui livelli di AMH (Ormone Anti-Mulleriano) della paziente. Questo approccio riduce drasticamente l’eccitazione ovarica incontrollata rispetto ai vecchi protocolli "long" con agonisti.
Il secondo pilastro, un vero e proprio punto di svolta scientifico, riguarda il farmaco utilizzato per decretare la maturazione finale degli ovociti prima del pick-up. Tradizionalmente si usava l’HCG (Gonasi o Ovitrelle), che ha un’emivita molto lunga nel sangue e stimola direttamente i fattori vascolari dell’iperstimolazione. Oggi, nei soggetti a rischio, si utilizza invece un agonista del GnRH (come il Decapeptyl) per indurre il picco di LH naturale. Questo trigger alternativo svanisce rapidamente dal circolo sanguigno, impedendo l’insorgere della sindrome.
Infine, la strategia del "Freeze-All" (congelare tutte le blastocisti ottenute senza procedere al trasferimento a fresco) consolida la sicurezza. Poiché un’eventuale gravidanza biologica produce HCG endogeno in quantità enormi — che andrebbe a riattivare l’iperstimolazione —, rimandare il transfer a un ciclo successivo prepara l’utero in totale sicurezza ed elimina alla radice il rischio biologico tardivo.
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