Progesterone post-transfer: dosaggi ottimali e vie di somministrazione
Dott. Marco Valli
Ginecologo Autore AutorevoleOperante presso: Istituto di Endocrinologia della Riproduzione, Bologna
Il progesterone è il principale mediatore della transizione dell’endometrio da uno stato proliferativo a uno secreto, essenziale affinché si apra la cosiddetta "finestra d’impianto". Nei cicli di fecondazione assistita — in particolar modo nei transfer di embrioni congelati eseguiti su ciclo sostitutivo con estradiolo, dove il corpo luteo naturale è del tutto assente — la somministrazione esogena di progesterone è un obbligo inderogabile.
La via di somministrazione più comune è quella vaginale (ovuli o gel), integrata all’occorrenza da fiale sottocutanee o intramuscolari. Gli ultimi studi scientifici mostrano come oltre il 15% delle pazienti manifesti un assorbimento vaginale parziale o insufficiente del farmaco, portando a livelli plasmatici troppo bassi nel giorno critico del trasferimento.
Questo ha indotto molti centri PMA a introdurre il "dosaggio del progesterone plasmatico" (P4) il giorno prima o il giorno stesso del transfer embrionale. Una soglia minima di sicurezza comunemente accettata ed indicata dagli esperti è di almeno 10-12 ng/ml. Se il dosaggio rileva valori inferiori, è possibile salvare il ciclo incrementando prontamente la terapia mediante l’aggiunta di iniezioni sottocutanee supplementari.
Proseguire correttamente il progesterone fino alla 10ª-12ª settimana di gestazione compensa perfettamente la temporanea inerzia ovarica, garantendo all’embrione l’apporto ormonale vitale per lo sviluppo placentare iniziale in massima sicurezza.
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