Ipotiroidismo subclinico e anticorpi tiroidei: l’impatto sulla PMA
Dott.ssa Laura Merini
Ginecologo Autore AutorevoleOperante presso: CliniMed Riproduzione, Firenze
La tiroide è l’orologio metabolico del nostro corpo. Un suo minimo malfunzionamento, anche impercettibile per le normali funzioni fisiologiche quotidiane dell’organismo, può esercitare un impatto profondo sulle tappe cruciali della fecondazione naturale e assistita.
Mentre per la popolazione generale un valore di TSH compreso tra 0.4 e 4.0 mIU/L è considerato fisiologicamente normale, le linee guida di medicina riproduttiva internazionale stabiliscono che per le donne intenzionate a intraprendere una PMA il TSH dovrebbe idealmente attestarsi al di sotto di 2.5 mIU/L.
Un TSH più elevato (ipotiroidismo subclinico) o la positività per anticorpi anti-tiroidei (Anti-TPO e Anti-TG) sono associati statisticamente a una minore percentuale di fertilizzazione degli ovociti, a tassi di impianto ridotti e, sfortunatamente, a un incremento del rischio di abortività spontanea precoce nel primo trimestre.
Fortunatamente, l’ipotiroidismo subclinico è facilmente controllabile tramite piccole somministrazioni quotidiane terapeutiche di levotiroxina sodica, calibrata per via medica in base al peso della paziente. Controllare regolarmente il proprio profilo tiroideo prima di un trasferimento embrionale garantisce un ambiente biochimico ideale per l’insediamento dell’embrione.
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