La vitrificazione intacca il corredo epigenetico embrionale? La verità scientifica
Dott. Stefano Bernasconi
Embriologo Autore AutorevoleOperante presso: Centro PMA Artemide, Milano
Con la diffusione massiccia della strategia Freeze-All, molte coppie esprimono preoccupazione circa la sicurezza a lungo termine del congelamento embrionale. Una delle domande più frequenti rivolte all’equipe di laboratorio è: "Sottoporre la mia blastocisti a una temperatura di -196°C può alterare il suo corredo genetico o epigenetico?".
La risposta scientifica consolidata è un no di assoluto rassicurazione. La vitrificazione non è un congelamento tradizionale, bensì un processo di solidificazione ultrarapida indotta da crioprotettori. Essendo istantanea, previene la formazione di cristalli di ghiaccio che potrebbero rompere le molecole interne, lasciando intatta l’impalcatura molecolare.
Sotto il profilo dell’epigenetica — ovvero lo studio dei fattori chimici che silenziano o attivano i geni senza mutare la sequenza di DNA (come la metilazione del DNA o la modificazione degli istoni) —, approfonditi studi comparativi su neonati nati da embrioni freschi rispetto a congelati indicano l’assenza completa di variazioni significative causate dal trattamento.
Negli oltre 15 anni di impiego globale su larga scala della vitrificazione, i tassi di anomalie congenite e di sviluppo motorio e cognitivo dei bambini nati sono sovrapponibili a quelli ottenuti per fecondazione naturale. Preservare inalterato il potenziale vitale primigenio dell’embrione è la missione d’onore di ogni biologo di laboratorio.
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